Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
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Articoli >> Leggere Orwell a Pyongyang

 

LEGGERE ORWELL A PYONGYANG 

da Repubblica del 28.10.2009 

«La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l' ignoranza è forza».
Pure nella grafia coreana, la traduzione delle parole non lascia
spazio a dubbi. E il frontespizio del libro nemmeno: "George
Orwell" è scritto in piccoli idiogrammi, sulla copertina anonima.
"1984", si legge al centro, con tanto di numeri, senza alcuna
possibilità d' equivoco. Biblioteca nazionale di Pyongyang,
pomeriggio di un giorno qualsiasi di fine ottobre 2009. All' ombra
di una grande statua di Kim Il Sung, "Presidente eterno", le cui
mani posate in grembo sorreggono un quotidiano mentre lo sguardo
domina paterno l' immensa sala centrale, chini su minuscoli banchi
di legno stuoli di lettori compulsano, assieme a testi cari alla
tradizione asiatica, una serie di volumi insoliti per questa
latitudine: i capolavori della letteratura occidentale. Il titolo
1984, romanzo di fantasia estremoe terribile, scritto nel 1948 ma
di cui molti hanno intravisto la successiva materializzazione
proprio nella società ipercontrollata della Corea del Nord, è- per
quanto sembri incredibile- tra questi. Al piano terra, una folla
di persone vestite tutte uguali nella loro divisa scura si aggira
come un gruppo di formiche attorno agli schermi piatti dei
computer contenentii cataloghi. Selezioniamo con curiosità, sotto
l' occhio vigile delle guide incaricate di seguire il visitatore
straniero 24 ore su 24 fino alla sua stanza d' albergo, il
soggetto "Orwell". In due secondi appaiono alcune opere
disponibili del grande scrittore visionario. C' è Omaggio alla
Catalogna, la collezione di Romanzi e saggi, e persino La fattoria
degli animali, l' altro testo zeppo di allegorie geniali sul
totalitarismo, concepito alla fine degli Anni trenta. Come mai
questi libri hanno passato le maglie strettissime di una censura
in perenne allerta e solitamente spietata? Come è possibile che il
regime non sia a conoscenza dell' accostamento immediato che,
ovunque nel mondo, viene fatto tra il Regno eremita e il fosco
romanzo di Orwell? La signora Hwang, addetta alle relazioni della
Biblioteca, non appare molto disponibile a fornire spiegazioni, e
va di fretta. Un' altra visita incombe e troppe domande sembrano
indisporla. In Corea del Nord, del resto, non è salutare toccare
certi argomenti. Almeno tredici gulag sparsi nelle provincie non
lontano dal confine con la Cina ospitano tuttora non si sa quante
migliaia di dissidenti e oppositori. E i giornalisti stranieri,
come dimostra la vicenda delle due reporter americane di recente
liberate su intervento di Bill Clinton venuto qui a trattare con
il figlio del Presidente eterno, il bizzoso Kim Jong Il, sonoa
malapena ammessi e sopportati. «È un libro molto letto - spiega la
donna in modo sbrigativo - spesso bisogna aspettare qualche tempo
quando viene richiesto. Anzi, lo chiedono di continuo, ed è sempre
prenotato». La risposta dunque c' è. I lettori coreani, benché
immersi in una bolla d' aria del tutto priva di informazioni e
contatti con la realtà esterna, conoscono il valore inestimabile
contenuto nella profezia di Orwell, che li riguarda direttamente.
A dispetto dell' ignoranza del regime, come si legge in quelle
pagine avveniristiche, che vuole tramutarsi in forza. Nella sala
numero 3, dove gli squadrati ritratti dei due Kim, padree figlio,
si stagliano sulla parete, le 250 persone ammesse possono
richiedere volumi di scienze sociali, economia, letteratura. «Il
Grande leader - recita orgogliosa la signora Hwang, fasciata in un
grazioso costume locale bianco- una volta sedutoa questi tavoli
capì subito che la posizione di lettura migliore doveva essere non
sul ripiano, ma leggermente obliqua. E, sull' istante, fece
cambiare tutti i banchi». Che cosa leggono allora su questi
scranni ora inclinati studenti, operaie e lavoratori? Il giro fra
i banchi miete diffidenza, più che altro per la possibile reazione
dei dirigenti incaricati di tenere la situazione sotto controllo.
Dietro i piccoli occhiali tondi e fra le mani incallite spuntano
allora a sorpresa Shakespeare, Victor Hugo, Puskin, Dostojevskij,
Heine, Tolstoj, Goethe, Andersen, Bronte. E, inaspettatamente,
nonostante l' odio storico del regime verso gli Stati Uniti,
persino alcuni americani, Mark Twain ed Hemingway. Tradotti in
coreano. Ma ci sono anche Maupassant, Arthur Conan Doyle, Tagore.
Al piano superiore, dietro il tavolo delle richieste un carrellino
che sembra un giocattolo scorre sui binari scaricando altri
volumi. Che cosa c' è dentro? Assieme a tante opere locali, ai
testi sacri scritti da e su Kim Il Sung, in ogni caso i più letti
e venerati, compaiono Guenter Grass e Franz Kafka. Chiediamo anche
noi i testi in italiano disponibili. Arrivano, in originale, oltre
a Esercizi di algebra superiore (in due volumi) e agli "Atti dell'
Accademia dei georgofili" (dispense, Firenze 1982), La Divina
Commedia e I promessi sposi. La gentile impiegata addetta allo
smistamento non conosce Leopardi e Montale, ma dice che comunque è
possibile far arrivare qui testi dall' estero per i lettori
coreani. Invita anzi a farlo, e in qualsiasi lingua. I libri
verranno poi tradotti o lasciatia disposizione di coloro che
sapranno leggerli anche nelle versioni originali. In una stanza
attigua un gruppo di giovani, cuffie al collo, azionano
registratori che ripetono lezioni in inglese, francese, tedesco,
spagnolo, russo, cinese, arabo, turco, italiano. Nuova sosta al
catalogo. Digitiamo in fretta, prima che sia tardi, le opere di
autori considerati campioni della libertà di espressione. A caso:
Solgenitsijn, Thomas Bernhard, Garcia Marquez, Neruda. Il computer
li segnala disponibili. Estremo tentativo: Fahrenheit 451 di Ray
Bradbury e Lo scherzo di Milan Kundera. Presenti! Fuori, l' aria
di Piazza Kim Il Sungè una cappa pesante. La Corea del Nord resta
un incubo fatto realtà, con un controllo totale sulle persone. Il
fiato del Partito si sente a ogni istante, e l' adulazione verso
la famiglia al potere è un' ossessione che diventa un obbligo:
nelle canzoni, nelle poesie, nelle esibizioni artistiche e
sportive. Un "1984" vero. Con telecamere e microfoni sistemati
dappertutto. Le pagine del romanzo ricordano a ogni passo l'
esistenza paranoica del protagonista Winston: "Prese il libro di
storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che
campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici.
Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa
che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello,
inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi
persuadendovia negare l' evidenza di quanto vi trasmettevano i
sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due
fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che
primao poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su
cui si basava il Partito. (...) Ma la cosa terribile non era tanto
il fatto che vi avrebbero uccisi se l' aveste pensata
diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti,
come facciamo a sapere che due più due fa quattro?". All' albergo
Yanggakdo, nell' isola sul fiume Taedong dove vengono ospitati gli
stranieri, i clienti venuti dalla Cina vanno al casinò gettando
fortune. Ma al ristorante girevole del 47esimo piano non c' è
quasi nessuno. Una giovane donna locale beve un' aranciata e
discute amabilmente di architettura. La politica, qui, è terreno
minato. Il discorso cade sulla letteratura e sugli autori
francesi. «Ha letto I fiori del male di Baudelaire?». La domanda,
inaspettata e innocente, finisce per essere micidiale. Le guance
avvampano. Abbassa il capo e risponde di sì, mentre gli occhi le
si riempiono di lacrime. In 1984 Winston si innamora di Julia
sebbene l' amore, e il sesso, siano proibiti. Finisce in segreto
per odiare il partito e comincia a scrivere un diario, nonostante
farlo sia un crimine gravissimo. Quante pagine, quanti diari
segreti ci sono oggi, al riparo da occhi indiscreti, nelle case
dei coraggiosi abitanti della Corea del Nord in fila per leggere i
libri della libertà? 


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