Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
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NORDCOREA MISSILI E TELEFONINI

da Repubblica del 2.11.2009

PYONGYANG Ogni notte,a mezzanotte in punto,i grandi altoparlanti
puntati sulle strade di Pyongyang diffondono, per conciliare il
sonno del popolo nordcoreano, una breve ninna nanna. Si chiama
"Non finire, notte di Pyongyang", ed è un brano soave e leggero
come una camomilla. La cerimonia si ripete qualche ora dopo, al
sorgere dell' alba, per accompagnare il risveglio dei cittadini
pronti ad andare al lavoro. Melodie uguali per tutti, secondo il
dettato marxista-leninista in salsa asiatica di Kim Il Sung, il
"Presidente eterno" morto nel 1994 ma la cui ideologia continua a
dominare la Corea del Nord. C' è però chi non ha bisogno della
sveglia popolare. Nell' ultimo avamposto del comunismo duro e
puro, alcuni fortunati si alzano privatamente al trillo di una
radio prodotta in Indonesia o collegandosi a un iPod made in
China. Sono i rappresentanti dell' élite legata al figlio del
fondatore, l' eccentrico Kim Jong Il, al quale devono, oltre ai
gadget tecnologici di nuova generazione, privilegi e benessere. A
patto di rispettarne la politica estera, diretta a suon di minacce
nucleari e lanci di razzi balistici prima di sedersi ai tavoli
negoziali. Missili e telefonini. A dispetto della fame cronica
sperimentata nelle inaccessibili provincie al confine con la Cina,
a Pyongyang la borghesia riempie negozi e ristoranti, come quello
del Moranbong hotel dove, dietro volte stuccatee con il sottofondo
di Vivaldi, si viene serviti ad aragoste e ostriche per meno di 10
euro. Questa invidiabile esistenza riguarda lo 0,1% della
popolazione totale (quasi 22 milioni), ma è sufficiente a tenere
viva la capitale e a rinvigorire un' economia molto meno asfittica
rispetto al recente passato. Perché in modo lento, ma inesorabile,
i segni di un cambiamento sono evidenti anche qui. Grandi
cartelloni pubblicitari, i primi in assoluto, invitano ad
acquistare automobili di marca locale. Il traffico, solo vent'
anni fa inesistente in un centro attraversato da larghi viali
isolati, è ora denso e regolato da bellissime vigilesse in pedana.
Nei grandi magazzini la merce è di buona qualità. Al centro
commerciale "Paradiso", con ingresso su un lato di Piazza Kim Il
Sung, non si trovano solo generi alimentari, ma beni di largo
consumo: frigoriferi, televisori, cellulari. I portatili sono la
nuova moda. Sulla centrale via Kwangbok nonè infrequente
imbattersi in passanti con il telefonino all' orecchio, come in
tutte le strade del mondo. E fra le pubblicità che si fanno largo
in tv hanno fatto la loro timida apparizione quelle della
compagnia telefonica Koryolink (Koryo, cioè Corea). È però
impossibile comunicare con l' estero - in questo il Paese rimane
un vero Regno eremita - ma solo all' interno. Internet e la posta
elettronica costituiscono la nuova frontiera. Nei grandi alberghi
come il Koryo, lo Yanggakdo e il Potomgang si possono mandare
messaggi, benché al costo di 2 euro l' uno. L' operazione di invio
è tuttavia compiuta manualmente da impiegate addestrate a
richiedere in via preventiva l' indirizzo per iscritto,
verificandone poi la veridicità prima del rilascio elettronico. In
teoria tutto, dalla sede in cui si procede all' invio, potrebbe
essere letto sia in partenza che in arrivo. La rete è in
evoluzione. Per ora funziona solo il sistema Intranet, cioè un
internet a diffusione locale. Perché le notizie o non esistono,
oppure sono prigioniere del sistema mediatico guidato dal Partito
dei lavoratori (le altre due compagini al potere, quella
socialista e quella religiosa vengono definite «formazioni
amiche»). In Corea del Nord si vive come immersi in una bolla d'
aria, fuori dal resto del mondo. Alcuni osservatori sperano che
primao poi la rete internazionale riesca a rompere gli argini
della censura, sfondando anche nell' ultimo Paese dove le
informazioni arrivano in modo davvero rarefatto. Per un panorama
mediatico quanto meno accettabile non sono certo sufficienti le 8
pagine settimanali del Pyongyang Times, acquistabile in libreria,
inno al potere ufficiale che nemmeno la Pravda dei tempi d' oro.
Eppure, negli hotel dove solo tre anni fa gli unici programmi
fissi erano i due noiosissimi canali locali, oggi la gamma si è
allargata alla Bbc, a una tv giapponeseea un' altra russa.
Insomma, un mezzo suicidio peri frequentatori abituali dello
zapping. Un considerevole passo in avanti, invece, per un regime
tradizionalmente allergico a ogni contatto esterno. Se per strada
i nuovi telefonini squillano, i vecchi missili Rodong e Taepodong
non smettono tuttavia di solcare i cieli. La Corea del Nord non
smette di ricercare e di essere pericolosamente all' avanguardia
nei suoi propositi bellici. Il lancio, avvenuto poche settimane
fa, di 5 vettori a corto raggio e l' esplosione di un congegno
nucleare hanno fruttato a Kim Jong Il la visita del premier cinese
Wen Jiabao, con il successivo ripiegamento verso una strategia più
incline al sorriso che alla minaccia. Pechino è la sola potenza in
grado di far ragionare Pyongyang, riuscendo a ottenere il via
libera per il ripristino del cosiddetto tavolo a sei (Usa, Russia,
Cina, Giappone, Sud Corea e Nord Corea appunto), boicottato fino a
poco tempo dal bizzoso leader nordcoreano. Anche l' atmosfera con
gli Stati Uniti, dopo l' avvento di Obama e finiti gli anni di
Bush, sembra avviarsi al meglio. Leggendo il Pyongyang Times si
nota addirittura una certa nostalgia nel ricordo della storica
visita compiuta qui da Madeleine Albright nel 2000, allora
segretario di Stato americano di Bill Clinton, quando Kim Jong Il
le chiese l' indirizzo di posta elettronica, così disse, per poter
comunicare meglio. Non si sa se lo scambio di mail fu
perfezionato. Lo stesso Kim è un patito di tecnologia e possiede
anch' egli un indirizzo elettronico supersegreto. Che funziona a
circuito chiuso, in una rete gestita dall' esercito: nelle cui
mani la Corea del Nord sembra affidarsi sempre di più.


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