Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
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Articoli >> Turchia e Armenia si riparlano

FRA ANKARA E EREVAN RIPARTE IL DIALOGO

da Repubblica del 10.10.2009

C' È un confine gelato, ai confini dell' Europa, che da questa
mattina apparirà un po' meno freddo. E, soprattutto, libero. E'
quello fra Turchia e Armenia. In Svizzera, paese che molto si è
speso in un lungo e sfibrante negoziato, sotto gli auspici del
segretario di Stato americano Hillary Clinton, i ministri degli
Esteri di Ankara e Erevan firmeranno un protocollo d' intesa che
sancirà di fatto la pace. Un accordo storico. Che porterà subitoa
due risultati concreti: il riavvio delle relazioni diplomatiche
tra le due capitali, e l' apertura della frontiera chiusa dal
1993, dallo scoppio della guerra fra l' Armenia e il turcofono
Azerbaigian. E' un confine dai contenuti altamente simbolici.
Perché nell' ipotesi di un eventuale ingresso della Turchia in
Europa, il suo percorso potrebbe significare la linea di
demarcazione tra il Vecchio continente e l' Asia. E perché
contiene elementi di grande fascino letterario. Non a caso qui,
nella città di frontiera di Kars, il premio Nobel per la
letteratura turco Orhan Pamuk ha ambientato "Neve", il suo romanzo
più politico. Nell' atmosfera ovattata di Kars sono raffigurate al
meglio le contraddizioni della Turchia interna. E un paesaggio
straordinario fa da sfondo alla lotta sotterranea tra gli
estremisti islamici e i docenti laici dell' Università sul
problema del velo, mentre i servizi segreti trescano sulla
questione armena. Ma questa volta va dato atto al governo di
Ankara di essere stato il primo ad aver teso la mano agli
avversari. E il capo dello Stato, Abdullah Gul, si è dimostrato
lungimirante e lesto nello sfruttare l' occasione casuale degli
incontri di qualificazione per i Mondiali di calcio, che hanno
proposto nello stesso girone le due Nazionali. Così, lo scorso
anno, alla partita di andata, il presidente armeno Serge Sarkisian
ha accolto Gul a Erevan accettando un dialogo che, da quel
momento, pur tra difficoltà e nonostante i freni degli estremisti
di entrambi i fronti, non si è più fermato. Mercoledì prossimo
sarà la volta del capo di Stato armeno di andarea Istanbul per
rappresentare la sua squadra nel match di ritorno. Non tutto è
filato sempre liscio. I nazionalisti in Turchia da una parte, e la
diaspora armena dall' altra, cioè i poli estremi e più duri dei
due schieramenti, osteggiano la delicata intesa. La contestazione
verte soprattutto sull' intricata questione del genocidio, i
massacri compiuti a partire dal 1915, nella fase agonizzante dell'
Impero ottomano, dal governo dei Giovani turchi sulla popolazione
armena. Un eccidio che vasti settori di Ankara non ammettono come
tale,e che in Armenia e altrove si pretende invece sia
riconosciuto pienamente. Altri due problemi appaiono in vista. Il
protocollo prevede l' istituzione di una commissione mista di
storici che giudichi le responsabilità del genocidio. La proposta
però non soddisfa chi teme il rischio di eventuali ammorbidimenti,
e molti a Erevan preferiscono piuttosto un' ammissione politica di
Ankara. Poi c' è la questione del Nagorno-Karabakh, la regione
armena situata all' interno dell' Azerbaigian dove si combattè la
guerra del 1993, dalla quale l' Armenia non intende per ora
ritirare le truppe. Molta strada, tuttavia, è stata già fatta sul
sentiero della pace. La diplomazia del pallone ha avviato il
dialogo diplomatico. La Turchia ha riaperto il monumento armeno di
Aktamar. E molti continuano a ricordare con commozione l' impegno
profuso da Hrant Dink, il direttore del giornale turco-armeno
Agos, ucciso nel 2007 a Istanbul da un killer nazionalista
proveniente da Trebisonda, la città sul Mar Nero dove l' anno
prima fu trucidato il sacerdote italiano Andrea Santoro. A Kars,
in questi giorni, la neve ha cominciato a cadere. Ma quel confine,
a tutti, sembra oggi più limpido.

 


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