Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
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Articoli >> Pamuk: il mio nuovo romanzo

INTERVISTA CON IL PREMIO NOBEL

da Repubblica del 3.10.2009

ISTANBUL «Per affrontare questo impegno non ho quasi fatto
vacanze, g i u s t o d i e c i giorni su un' isola greca. Ho
passato l' estate a Istanbul, a casa, a lavorare ai progetti
futuri. Ma, soprattutto, alla costruzione del Museo dell'
innocenza, una casa-museo che porta il titolo del mio nuovo
romanzo e che raccoglie tutti gli oggetti descritti nel libro. Gli
oggetti di un amore innocente, come quello sbocciato fra i due
protagonisti». Il tempo di fare ancora le valigie, fra la
presentazione in Olanda, un' altra a Mosca, il trimestre autunnale
da trascorrere a New York per insegnare alla Columbia University e
cominciare le Norton lectures (le sei lezioni americane fatte a
suo tempo anche da Eco e Calvino). Appuntamenti inframezzati da
una tappa a Parigi dove il sindaco Delanoe gli consegnerà le
chiavi della città e, finalmente, la prossima settimana, l' arrivo
a Milano dove giovedì 8 ottobre alle 18, al teatro "Franco
Parenti" incontrerà i suoi lettori. Un tour senza fiato. In Italia
Il museo dell' innocenza, l' ultima opera di Orhan Pamuk
pubblicata come sempre presso Einaudi, è in uscita il 6 ottobre
(pagg. 600, euro 24). Il premio Nobel appare un po' stanco. A
Istanbul, la stanza di casa dove di solito scrive dà su un piccolo
terrazzo affacciato sul Bosforo, con alle spalle i minareti di una
moschea. Ma lui indicaa terra. Appoggiato su una sedia pericolante
e sul pavimento di legno c' è il prototipo del progetto, in
polistirolo. Non lontano da qui, nel quartiere vecchio di
Cukurcuma, tempo fa Pamuk comprò un piccolo edificio di fronte
alla strada che porta al consolato italiano. L' acquisto fu fatto
con la promessa alla banca di consegnare i diritti di Istanbul,
libro ancora da scrivere - era il 1998 - e che poi sarebbe stato
premiato con il Nobel per la letteratura. «Ricordo come fosse
adesso quando a tavola chiesi l' opinione a mia moglie (lo
scrittore oggi è legato alla scrittrice indiana Kiran Desai, ndr).
Lei conosceva bene i miei progetti, anche quello del romanzo Neve.
E quel colloquio aiutò a chiarire le mie intenzioni. Aylin mi
disse: "Questa del museo è una costruzione impegnativa. Ti occorre
molto tempo e ora non ne hai. Mentre invece Neve è un libro dalle
caratteristiche più politiche, fallo prima". Feci così: scrissi
Neve, e poi Istanbul. Ma la stesura del Museo, a quel punto, era
già avviata». Sei anni ha impiegato Pamuk a scrivere il romanzo. E
da almeno uno si è gettato anima e corpo nel progetto del museo.
Alcuni artigiani hanno riprodotto tutti gli oggetti inventati e
presenti nel libro, riconducibili però agli anni Ottanta, epoca in
cui si svolge la vicenda, una storia d' amore lunga una vita in
cui lo scrittore ha descritto i dettagli, le gioie e le sofferenze
dell' amore. Ad esempio i portaceneri con il marchio Sat-sat, l'
azienda del protagonista Kemal. O le bottigliette di gazzosa
Meltem. O ancora le sigarette appartenute all' amata Fusun con
tanto di rossetto sul filtro. Kemal ha trent' anni, lavora nell'
azienda di famiglia, vive in modo agiato nella parte nobile di
Istanbul ed è promesso sposo a Sibel, che ha studiato alla Sorbona
e appartiene al suo stesso rango sociale. Un giorno l' uomo vede
per caso, dopo tanti anni, una parente lontana, Fusun, 18 anni,
povera e bellissima, che vive in una casa di un vecchio quartiere.
Se ne innamora perdutamente, e l' incontro sconvolge i piani di
matrimonio. Una tragedia improvvisa finisce però per sconvolgere
tutta la sua vita. «Quando la storia era pronta - continua Pamuk -
allora ho cercato le cose. Ma ad esempio non ho mai scritto dei
vestiti di Fusun, fino a quando non ho trovato abiti di quegli
anni che davvero corrispondessero alla donna amata da Kemal.
Quindi prima vedevo gli oggetti, e poi inventavo il capitolo. C' è
stata una fase in cui mi sono comportato come un normale narratore
che scrive la sua storia. E poi altri momenti in cui pensavo agli
oggetti, e li cercavo ovunque per metterli nel libro. E nel museo.
È stato un obiettivo doppio che mi sono autoimposto, piuttosto
sfibrante». Allora perché ha deciso di impegnarsi in una
costruzione complessa come questa, non solo dal punto di vista
della scrittura? «Me lo chiedo anch' io. Ma io sono un tipo di
scrittore istintivo. Se avessi saputo, all' inizio, che il museo
mi sarebbe costato così tanta fatica, intendo fatica da un punto
di vista di relazioni sociali - e non di lavoro creativo, che
invece mi piace - cioè di rapporti con uomini d' affari, di soldi
da investire, forse non l' avrei fatto». E ora è soddisfatto?
«Guardi, ero arrivato a un punto in cui mi dicevo, come accadde
alla fine dei miei studi di architettura: "Non ne voglio sapere
piùùùù!". Voglio scrivere romanziiii!". Ma adesso sono quasi alla
fine». E come verrà il museo? «Forza. Andiamo a vederlo». Ci
inoltriamo nell' Istanbul vecchia, da Cihangir verso Cukurcuma,
scendendo per strade tortuose. L' edificioè ancora in costruzione.
All' interno ci sono le impalcature degli operai. Ma la
disposizione delle stanze è chiara nella mente dello scrittore.
«Ho ritenuto di procedere come nel libro e cioè che la mostra
degli oggetti dovesse seguire capitolo per capitolo. Il romanzo ne
conta 83, e allora il museo avrà 83 contenitori in cui verranno
esibiti gli oggetti. Ognuno come un quadroa sé stante». Ha
ingaggiato dei designer? «Sì, per gli oggetti immaginati, come il
portacenere o le bottigliette. Poi abbiamo prodotto gli articoli
di giornale descritti. Oppure marchi immaginari, come Meltem, o
Sat-Sat. O il profumo Spleen. Tutte cose che di solito il lettore
non nota, ma che, quando la gente verrà, li vedrà davvero, come
capita ai lettori di pensare ai personaggi di un romanzo come a
persone in carne e ossa. E diranno: "Oh, ma questa cosa che vedo
qui era davvero nel libro?". "Certo che lo era, ma non lo avevi
notato". In tutto saranno 700 pezzi. Con tanto di mappe e poster.
C' è ad esempio un capitolo intitolato "Diffusione anatomica del
dolore d' amore", e la relativa cartina che descrive dove le pene
d' amore penetrano nel povero Kemal stabilendosi nel suo corpo,
sulle sue spalle, dentro lo stomaco». Pamuk, ma in tutto questo
non c' è un pizzico di follia? Come lo spiega? «Con il mio amore
per i musei». Si può pensare che nello scrivere questo libro lei
avesse voluto trasferire in un romanzo la sua passione e le sue
periodiche visite nei musei di tutte le città. «I sentimenti del
personaggio Kemal sono in effetti molto vicini ai miei. Non lo
nego: c' è anche qualcosa di infantile nel desiderio di fare un
museo. L' idea dei musei è anche collegata al concetto dell'
eternità». Il museo quando aprirà le porte? «L' apertura è
prevista per il luglio 2010, in concomitanza con l' anno dedicato
a Istanbul capitale europea della Cultura». E qui sopra ci sarà un
attico? «Dall' alto scenderanno dei video, con una pellicola
montata con le migliori scene di baci tratti da film turchi. E poi
ho organizzato un premio, il Premio dell' innocenza, a cui
parteciperà chi avrà letto il libro e gli artisti internazionali
che hanno prodotto gli oggetti». E se qualche regista volesse
trarre da tutto questo un film? «Per la prima volta forse non
sarei contrario. E poi qui c' è già tutto pronto, nella casa dell'
innocenza, la casa di Fusun. Valuterò le proposte».


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