Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
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Articoli >> I dossier di Hitler su Pio XII

BERLINO «Il Papa, come tutti i nostri informatori riportano in
modo concorde, ha un atteggiamento di grande simpatia nei
confronti del popolo tedesco. Ciò che non si può dire invece del
regime». «Pio XII aiuta la Polonia invasa». «Pacelli nasconde gli
ebrei in fuga». «Il Pontefice si attende un cambiamento della
situazione in Germania, al più tardi dopo la morte del Fuehrer».

Papa Pio XII non era dunque nella lista degli
amici di Hitler. Le alte sfere del nazismo lo guardavano con
diffidenza e perfino con preoccupazione. Questo pensavano e
scrivevano i gerarchi del Terzo Reich, fino al più alto grado, nei
rapporti segreti, nelle missive dei generali delle SS, nei
telegrammi e nei dispacci inviati a Berlino dalle legazioni
tedesche presso la Santa Sede («l' ambasciata nera», secondo la
terminologia dell' epoca nazista) e il Quirinale («l' ambasciata
bianca»). Documenti finiti negli uffici di Erich Mielke e Markus
Wolf, i capi della Stasi, il servizio segreto della ex Germania
Est, pronti a essere usati in possibili operazioni contro il
Vaticano. Pagine rimaste tuttavia sepolte negli archivi per
decenni. Un vero e proprio dossier su Pio XII, di cui ora
Repubblica è entrata in possesso. Il materiale dimostra come in
fondo, sia le camicie brune, i nazisti, sia i "rossi" della
Germania comunista avessero come obiettivo quello di ottenere il
massimo delle informazioni dentro la Santa Sede, considerata da
entrambi un governo tutt' altro che amico. Leggendo le carte della
dirigenza nazista, le stanze vaticane pullulavano di spie con la
tonaca. «Il religioso tedesco Dr. Birkner - è scritto nel rapporto
di un agente da Roma - impiegato presso gli archivi vaticani, si è
rivelato la più valida fonte di informazioni. Padre Leiber (Robert
Leiber, segretario privato di Pio XII, ndr.) si è espresso nei
confronti dell' informatore dicendo che la maggiore speranza della
Chiesa è che il sistema nazionalsocialista nel prossimo futuro
venga annientato da una guerra». Ed è per l' appunto la diplomazia
vaticana di Pio XII contro Hitler, sottile, non espressa ad alta
voce, e perciò attentamente controllata dai nazisti, a preoccupare
i gerarchi. I quali avevano impiantato una rete capillare capace
di sapere, da una lettera intercettata del segretario di Stato
cardinale Luigi Maglione che, sotto Città del Vaticano durante la
guerra in previsione di un attacco, «il Papa si è fatto costruire
un rifugio antiaereo a cui può accedere in ascensore». Ma
soprattutto inquieta il regime l' azione di Eugenio Pacelli a
favore della Polonia occupata, come si evince da più dispacci. Il
rapporto del capo della polizia di Berlino lancia un grido di
allarme al ministro degli Esteri, Joachim von Ribbentrop. «In via
riservata - si legge nel documento - è stato possibile ottenere le
missive di Pio XII e del segretario di Stato cardinale Maglione
all' arcivescovo di Cracovia Adam Sapicka. Dalle due lettere, che
allego in copia, emerge chiaramente l' atteggiamento filo-polacco
del Papa e del suo segretario di Stato: «La Santa Sede non si è
limitata ad aiutare i polacchi profughi nei vari paesi, ma anche
quelli rimasti in patria». Protezione che il Terzo Reich imputa a
Pacelli pure nei confronti degli ebrei. «Il Vaticano - si legge in
un altro appunto dattiloscritto - appoggia in tutti i modi
emigranti ebrei battezzati nel loro tentativo di andare all'
estero. Il Vaticano sostiene queste persone anche
finanziariamente». Dalla lettura di questi documenti la figura di
Pio XII sembra dunque uscire in maniera nettamente diversa
rispetto a quella tramandata. L' immagine qui è quella di un
pontefice per nulla accondiscendente, anzi di un avversario abile
e temuto, tutto il contrario del ritratto di un Pacelli timoroso e
indeciso arrivato fino a oggi. Come è possibile? «Già nell' ultimo
anno di guerra, il 1945 - spiega padre Giovanni Sale, storico
della rivista Civiltà cattolica, autore del volume «Hitler, la
Santa Sede e gli ebrei», e studioso tra i più autorevoli delle
tematiche legate a Chiesa e nazismo - era cominciata una campagna
anti-pacelliana. In un recente articolo ho portato a riprova
alcune registrazioni effettuate da Radio Mosca e i pezzi
giornalistici scritti dalla Pravda tesi a influenzare l' opinione
pubblica e a creare la cosiddetta «leggenda nera» su Pio XII. Fino
alla pubblicazione del libro «I papi contro gli ebrei» di David
Kertzer tutta una generazione è rimasta influenzata dalla
propaganda. Solo negli ultimi tempi i documenti usciti sia dal
Foreign Office britannico sia dalla Cia stanno formulando critiche
più moderate, abbattendo l' ignominia del giudizio contenuto anche
in un altro testo, «Il Papa di Hitler» (di John Cornwell, fratello
di John Le Carrè, ndr). Le novità contenute in queste carte
inedite emerse in Germania trovano riscontro nella documentazione
presente nell' Archivio vaticano. Lo scrivo da dieci anni: la
Chiesa combattè il nazismo in tutti i modi». «Pio XII in realtà
non era un amico, bensì uno strenuo avversario di Hitler - afferma
Werner Kaltefleiter, già vaticanista della rete tv Zdf e profondo
conoscitore della Curia, autore lo scorso anno (con Hanspeter
Oschwald) del libro «Spione im Vatikan», e che di recente ha
pubblicato su www.kath.de un rigoroso studio sui carteggi
riguardanti Pacelli - questo Papa non collaborava affatto con i
nazisti, come alcune parti interessate hanno voluto far circolare
dopo la guerra. No. Egli era invece il nemico numero uno del
Fuehrer». Il prossimo anno decorrerà il cinquantesimo anniversario
della morte di Pacelli. E il processo di beatificazione, giudicato
in modo diverso da fautori e detrattori, è ormai nella fase
decisiva. Rivelazioni recenti sembrano aggiustare il tiro della
critica sulla complessa figura di Pio XII. Alla fine dello scorso
gennaio l' ex generale dei servizi segreti rumeni Ion Mihai Pacepa
ha ammesso sulla rivista newyorchese National Review di aver
manipolato per anni, su ordine del Kgb, l' immagine di Pacelli
presso l' opinione pubblica internazionale. La campagna di
disinformazione, nome in codice «Posizione 12», era stata
approvata da Nikita Krusciov con l' intento di screditare
moralmente il Papa, facendolo apparire come un gelido
simpatizzante dei nazisti e un silenzioso testimone dell'
Olocausto. L' apice dell' azione di propaganda sarebbe stata,
secondo Pacepa, la rappresentazione nel 1963 della celebre opera
teatrale «Il Vicario», scritta dal drammaturgo tedesco Rolf
Hochhuth, che demolì la figura di Pacelli, e da cui il regista
Costa-Gavras avrebbe tratto nel 2002 il suo film «Amen». Il testo
si sarebbe però basato su documenti contraffatti dai sovietici,
procurati da religiosi rumeni che avevano accesso all' Archivio
segreto vaticano. Hochhuth ha respinto le accuse con sdegno,
definendole calunnie. Ma ora la partita su Pio XII si riapre. 
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(29 marzo 2007)


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