Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
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Articoli >> Il Papa e i fratelli separati

CITTÀ DEL VATICANO - «IL Vaticano ha parcheggiato i suoi tank nel
giardino dell' arcivescovo di Canterbury». Con una pretesa di
dialogo, ma all' ombra di auspici armati, ha preso il via l' altro
ieri a Roma la terza fase dei colloqui fra la Chiesa cattolica
romana e quella d' Inghilterra. Tra commenti benevoli e giudizi
duri. La recente decisione di Papa Ratzinger di varare una nuova
Costituzione apostolica, accogliendo in seno alla Santa Sede i
tradizionalisti anglicani, è una mossa considerata dirompente, che
non ha mancato di seminare irritazione fra i seguaci della chiesa
di Enrico VIII. Il confronto è solo l' ultimo in atto, in
Occidente, nell' ambito della fede. In realtà l' intero mondo
religioso sembra in subbuglio. I lefebvriani, oppositori delle
riforme, hanno anch' essi cominciato i colloqui per varcare le
porte della Chiesa di Roma. Gli ortodossi proseguono con i
cattolici una politica del dialogo, fatta però "a piccoli passi".
La Corte europea per i diritti umani con una sentenza intima all'
Italia di togliere il crocifisso dalle aule scolastiche. Mentre
per la prima volta una donna-Papa è eletta alla guida dei
protestanti tedeschi. Che cosa sta succedendo nella sfera
gerarchica religiosa? Non esiste dunque solo un confronto tra
Islame Cristianità. C' è, all' interno della grande comunità
cristiana, una guerra tra fedi. Uno scontro aspro, mitigato in
apparenza da toni concilianti e felpati. Una battaglia appena
cominciata, e di cui l' offensiva d' autunno di Benedetto XVI
sembra solo rappresentare il primo passo. L' arcivescovo di
Canterbury, Rowan Williams, suprema autorità della Chiesa
anglicana, ha appena lasciato Roma dove ha affrontato con il Papa
il nodo rappresentato della pubblicazione di una Costituzione
apostolica che permetterà a gruppi dissidenti di rientrare in
blocco. «Il dialogo prosegue», dice la dichiarazione elaborata al
termine del difficile incontro fra Papa e Primate d' Inghilterra.
«Nessun raid - ha commentato Williams - il bicchiere ecumenico è
mezzo pieno». Ma la decisione subìta è accolta polemicamente da
settori anglicani meno radicali. L' arcivescovo di Canterbury è
stato preso alla sprovvista dalla scelta di Ratzinger: «Sono stato
informato all' ultimissimo momento», ha scritto in una imbarazzata
lettera ai suoi vescovi. «É un colpo mortale all' anglicanesimo -
commenta il Times, molto attento sulla vicenda come tutta la
stampa britannica - che danneggerà il dialogo ecumenico,
indebolirà la chiesa d' Inghilterra e inevitabilmente limiterà il
suo ruolo». Se gli anglicani moderati accusano il Vaticano, altre
fazioni appaiono invece favorevoli ai cambiamenti. Il vescovo di
Fulham, John Broadhurst, leader di un gruppo che si oppone all'
ordinazione delle donne a vescovi, definisce la mossa del
Pontefice come un «momento decisivo» e prevede che fino a 1.000
religiosi dissidenti possano ora transitare alla chiesa cattolica
romana. In Australia centinaia di tradizionalisti che si oppongono
alle tendenze liberali della chiesa anglicana, in particolare ai
matrimoni gay e al sacerdozio femminile, hanno festeggiato l'
annuncio nelle parrocchie con oltre 20 sacerdoti, per lo più
sposati, che non dovranno rinunciare al loro vincolo matrimoniale.
Ma Christina Rees, del movimento pro-donne "Watch", descrive la
scelta di Benedetto XVI come uno «sconfinamento»: «Una cosa è
offrire accoglienza. Questa però sembra essere particolarmente
calorosa». Cenni critici non mancano in Italia. «Secondo me stiamo
assistendo a un divario che si allarga sempre di più sul piano
etico più che teologico - è l' opinione del pastore Giuseppe
Platone, direttore di Riforma, settimanale delle Chiese
evangeliche battiste, metodiste e valdesi cristiane, e ora
rappresentante della chiesa valdese a Milano - da un lato ci sono
i conservatori che hanno e vogliono il Papa, dall' altro i
senza-Papa. É in sostanza un atteggiamento anti ecumenico, non in
sintonia con la Carta sottoscritta a Strasburgo nel 2001 da tutte
le chiese cristiane». Il grande fermento in tutto il mondo
protestante è anche dato dalla recente nomina in Germania di una
Papessa luterana alla testa della Chiesa evangelica tedesca.
Margot Kaessmann, 51 anni, madre di quattro figli, divorziata, già
vescovo di Hannover, volto conosciuto dei programmi televisivi, è
nota per la sua personalità ostinata, battagliera, poco
diplomatica, ma con un carisma tale da riempire le chiese dove
predica, commuovendo il suo uditorio fino alle lacrime. La prima
donnaPapa rappresenta una rivoluzione anche in un Paese guidato da
una cancelliera, e dove le donne stanno assumendo responsabilità
sempre più rilevanti. La sua è un' elezione che arriva in un
momento delicato dei rapporti fra Chiesa di Roma e luterani: è di
appena qualche settimana fa la pubblicazione di un rapporto
interno che attacca l' attuale leadership cattolica, a cominciare
dal Pontefice, per il suo scarso impegno ecumenico. Caso rientrato
dopo una richiesta di scuse. Kaessmann comunque, eletta donna
dell' anno da un settimanale tedesco, nel suo discorso di
insediamento ha subito puntato sulla questione sociale. Reduce da
una vittoriosa battaglia contro il cancro, si batte in favore del
salario minimo, per una maggiore cura delle persone anziane e di
quelle affette da infermità, oltre che per l' accoglienza dei
profughi extracomunitari. «La notizia della sua elezione- osserva
Platone - è un raggio di sole. Margot Kaessmann è il volto solare
del protestantesimo. Direi che ci troviamo in una fase dove ci
sono due Chiese che si fronteggiano: in termini politici lo
tradurrei in un blocco delle destree in un altro delle sinistre.
Un fronte che segue il ritoe la tradizione,e un altro il dubbio e
le riforme». L' Italia ha già due donne al vertice nel settore:
Maria Bonafede, moderatrice della Tavola valdese, e Anna Maffei,
presidente dell' Unione cristiana evangelica battista. In Vaticano
intanto, al Palazzo della Congregazione per la dottrina della
fede, lo stesso che più di vent' anni ospitò le trattative tra
monsignor Marcel Lefebvre e l' allora cardinale Joseph Ratzinger,
sono partiti i colloqui per accogliere i lefebvriani. Ad
ascoltarli,è chiaro come si sentano già pienamente cattolici.
«Papa Benedetto XVI, l' autorità che riconosciamo - assicura il
superiore generale della Fraternità San Pio X, monsignor Bernard
Fellay - è molto più aperto di alcuni vescovi. Ci sono problemi,
ma questi problemi non significano che abbiamo perso la relazione
di sottomissione all' autorità del Santo Padre». E come i gruppi
anglicani che si apprestano a rientrare, anche la Fraternità S.
Pio X fondata dall' arcivescovo francese poi scomunicato da Papa
Wojtyla potrebbe essere elevata a "prelatura personale". Nell' 88
le trattative tra Lefebvre e Ratzinger naufragarono. Ma nel
frattempo Benedetto XVI ha compiuto atti importanti in loro
favore, benché contestati dalle frange progressiste. Le reazioni
non mancano. Holger Milkau, decano della Chiesa evangelica
luterana, lo considera «un inciampo enorme su un cammino già molto
difficile». «Vedo in questa decisione del Papa subita dagli
anglicani - spiega - un vero e proprio scisma interno a una chiesa
della riforma. E questo mi spiace soprattutto per le sorelle e i
fratelli anglicani che non hanno affatto bisogno dell' accoglienza
del Pontefice per ritenersi degni e validi cristiani.I protestanti
devono smettere di sentirsi cattolici di seconda classe». La
sferzata del teologo svizzero Hans Kueng, da 30 anni sanzionato
dai vicari di Pietro che si sono susseguiti, contro un Papa «che
pesca soprattutto sulla sponda destra del lago» là «dove le acque
sono torbide», ha scatenato reazioni ufficiali. «Un gesto - ha
scritto sull' Osservatore romano il direttore Giovanni Maria Vian
- cheè voltoa ricostituire l' unità voluta da Cristo e riconosce
il lungo e faticoso cammino ecumenico compiuto in questo senso, ma
che viene distortoe rappresentato enfaticamente come se si
trattasse di un' astuta operazione di potere da leggersi in chiave
politica, naturalmente di estrema destra». Anche il fronte interno
ai cattolici cristiani è in ebollizione, e non solo sul caso del
crocifisso. Il dibattito è concentrato sulle richieste provenienti
dai settori più "laici", come la questione dell' elezione diretta
dei vescovi e la scarsa formazione di preti che - molte omelie
noiose lo evidenziano - non paiono sufficientemente preparati da
un punto di vista sia dottrinario sia divulgativo. La Chiesa è
chiamata a rispondere a sfide enormi. Sull' Osservatore la
giornalista americana Marguerite A. Peeters puntava il dito contro
«una minoranza di esperti occidentali secolarizzati, anzi
laicisti» accusati di trasformare e decostruire silenziosamente
tutte le culture. «S' impone con urgenza - concludeva l'
articolista - uno sforzo di discernimento intellettualmente serio,
che nonè ancora stato fatto» sulle sfide di questa nuova etica
post-moderna rispetto alle quali «la Chiesa resta ignorante». Su
ogni fronte, la battaglia è appena cominciata. 

(25 novembre 2009)


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