Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
         PhotoGallery  
 Articoli
Articoli >> Kayseri, turchi neri al potere

KAYSERI - Veli e yogurt. Però liquido e salato. Buono. Ma di una
birra nemmeno l' ombra nell' afa di giugno della piana anatolica.
Alcol zero. E nel parco di Kayseri, sotto la cupola della moschea
costruita dal grande architetto Sinan, sulle teste delle donne
solo turbanti colorati di ogni genere e foggia. Benvenuti nell'
antica Cesarea, al centro dell' Anatolia. Oggi è questa la punta
di diamante del partito islamico moderato, da quasi dieci anni al
potere. La città più religiosa, e al tempo stesso la più dinamica
della Turchia. Minareti e mobili per arredo. Contratti e
preghiere. I commercianti, asserragliati dietro il banco del
negozio per 12 ore al giorno, sgranano nelle mani il tespih, il
rosario musulmano, aprono la calcolatrice e sparano il prezzo.
Basso, ovviamente. E soprattutto onesto. Perchéè vero che l'
economia qui vola. Ma è la religione il vero collante sociale. E
Kayseri, città pia, che ha dato i natali all' attuale capo dello
Stato, Abdullah Gul, è pronta a votare compatta per il partito
fondato dai suoi due dioscuri: il presidente della Repubblica,
appunto, e il primo ministro Tayyip Erdogan. Domenica si vota. E
il partito islamico si prepara per la terza volta nella sua breve
storia a fare il pieno di consensi. La leonessa dell' Anatolia è
la protagonista di una rivoluzione sociale di cui adesso si coglie
il significato. Al centro di un triangolo virtuoso, che traccia i
suoi lati fino a Konya, patria dei Dervisci rotanti, e a Yozgat,
sede di importanti industrie agroalimentari, nel giro di pochi
anni Kayseri è riuscita a formare una nuova borghesia islamica. Un
gruppo che si riconosce nell' affabile e devoto Gul, prototipo di
questa inedita élite conservatrice. Com' è quella espressa dal
partito Giustizia e sviluppo, cioè Akp, acronimo che i suoi
corifei ribattezzano in Ak parti, ossia partito bianco, pulito,
lindo. Che porta orgogliosamente come simbolo una lampadina
accesa. Ma i suoi messaggeri in Anatolia sono uomini che vestono
di nero, scuri di pelle, così diversi dai "turchi bianchi" della
costa e delle grandi metropoli occidentali come Istanbul e Smirne,
dagli occhi azzurri come quelli del fondatore della Repubblica,
Ataturk, e dai capelli biondi sfoggiati dalle signore della
società bene. Questi ultimi, che voteranno in buon parte per il
partito socialdemocratico e per quello nazionalista, rappresentano
gli sconfitti. Sono la classe benestante e colta di un tempo,
quella che mandava i figli a studiare nei collegi francesi e nelle
università americane. Ma ora sono i figli di Gul e di Erdogan a
frequentare i campus di Boston. E lo sconvolgimento sociale
rappresentato dalle cento città anatoliche alla guida dell'
economia nazionale si allarga dalla politica alla finanza, dal
commercio alla cultura. E' la rivoluzione di una nuova classe al
potere, laboriosa, silenziosa, che non chiede più ma si impone
nelle leve decisionali, nella diplomazia, nella scuola, nella
giustizia, sostituendosi ai partiti tradizionali e ai militari
protagonisti da mezzo secolo. Persino la stampa, così bistrattata
e sotto schiaffo a livello nazionale, qui fiorisce. E nelle
edicole fanno bella mostra di sé non meno di 20, in numero,
quotidiani locali, solo per la provincia di Kayseri. La capitale
anatolica del nuovo capitalismo islamico è ben lontana dai lussi e
dagli splendori di Istanbul. Ma è una città ben organizzata, con
un centro ordinato e pulito, e zeppa di ristorantini che servono
la specialità locale,i manti, ravioli conditi con lo yogurt. All'
ombra della moschea centrale una moderna tramvia rossa, silenziosa
ed efficiente, scorre sui binari inserendosi perfettamente nel
tessuto urbanistico che prevede ampi spazi di verde. Alcune
aziende italiane hanno colto al volo il potenziale di crescita
dell' Anatolia, e sono pronte a sbarcare alla ricerca di lucrosi
contratti. Ma ora gli interlocutori sono diversi. E occorre tenere
conto del potere nelle mani delle confraternite religiose. Come
quella dei Nakshibendi, di cui Gul fa parte. Congreghe compatte
nell' affidarsi a Giustizia e sviluppo. Uomini pii e però
abilissimi nel fare di conto. Nel parco di Kayseri le teste velate
delle donne sono almeno due su tre, e l' alcol una chimera. Ma l'
antica Cesarea, che conserva intatto il castello costruito dai
Romani, siè trasformata da sperduta cittadina di retroguardia
nella città simbolo della riscossa musulmana. © RIPRODUZIONE
RISERVATA 

(11 giugno 2011)


     Home | Chi sono | Attività | Articoli | Libri | Interventi | Contatti
 Marco Ansaldo - Via Cristoforo Colombo, 90 00147 (RM) - C.F. NSLMRC59E05D969D - Privacy - Note legali
Powered by Logos Engineering - Lexun ® - 15/12/2017