Marco Ansaldo
Giornalista di Repubblica
Inviato Speciale per la Politica Estera.
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Articoli >> Intervista a fratello Papa
TESTATA:
REPUBBLICA  
DATA:
3/4/2012  
PAGINA:
51  
SEZIONE:
POLITICA ESTERA   
OCCHIELLO:
R2 IL PERSONAGGIO Intervista Monsignor Georg parla di Benedetto
XVI a cui dedica un libro in uscita "Dopo pranzo si rilassa
scrivendo lettere. E studia la pronuncia delle lingue"   
TITOLO:
Ratzinger "Vi racconto mio fratello il Papa sa lavare i piatti e
guarda le fiction"   
SOMMARIO:
Sa quali sono le motivazioni degli attacchi dei media: per questo
non ci bada molto e va oltre - Scelse Benedetto perché gli
sembrava un bel nome: gli piacevano sia il suono che il
significato  
AUTORE:
DAL NOSTRO INVIATO MARCO ANSALDO   
TESTO:
RATISBONA Un Papa che sa lavare i piatti. Che al momento della
siesta scrive lettere. Che ha scelto il proprio nome di Pontefice
- Benedetto - per il significato spirituale, ma attento com' è
agli estetismi musicali, anche per il suono. Che il martedì, il
giorno prima delle udienze generali, si esercita con il
registratore per pronunciare bene le parole nelle lingue con cui
saluta i pellegrini. Che la sera si appassiona a guardare in tv i
film che parlano di Vaticano. Che si dispiace per gli attacchi
ricevuti, ma guarda oltre. È il profilo inedito che di Joseph
Ratzinger fa il fratello maggiore Georg, anch' egli sacerdote,
mentre in Italia esce il suo libro, scritto con lo storico del
Cristianesimo, Michael Hesemann, "Mio fratello il Papa" (Piemme).
Una miniera di aneddoti sulla vita di Benedetto XVI.E una fonte
importante per conoscere da bambino, da giovanee infine da uomo il
cardinale tedesco poi eletto al vertice della Chiesa cattolica.
Georg Ratzinger, che ha 88 anni, oggi conduce vita ritirata nella
sua casa di Ratisbona, ma viene spesso a Roma, come farà prossimi
giorni per festeggiare l' 85mo compleanno di Joseph Ratzinger, il
16 aprile. «Sono molto felice di rivederlo - tiene a dire- poi in
Vaticano, il giorno 19, c' è un grande concerto in suo onore, e vi
assisteremo insieme». Monsignor Georg Ratzinger, nel libro lei
rivela che diventò triste dopo che suo fratello fu eletto Papa.
Perchè? «Dopo l' "Habemus Papam" quando sentii la parola
"Ratzinger" rimasi pietrificato. In tutta sincerità, in quel
momento mi sentii scoraggiato». Come mai? «Ero preoccupato.
Pensavo che per mio fratello si trattava di una grande sfida. E in
quel momento non vedevo né gli onori, né gli aspetti positivi, ma
solo tutto il peso che quell' incarico avrebbe comportato per
Joseph». E che cosa le disse lui poi del conclave? «Mi raccontò
che la sua elezione era stata come un fulminea ciel sereno. Era
successo tutto così in fretta nel voto che era evidente l' azione
dello Spirito Santo». Le ha rivelato il motivo per cui scelse il
nome Benedetto, appellativo del santo di Norciae fondatore del
monachesimo occidentale, ma anche del Papa intellettuale Benedetto
XIV e di quello della pace Benedetto XV? «Una volta ne abbiamo
parlato. E lui mi ha spiegato che gli sembrava un bel nome. Era un
discorso generale, che non si riferiva a una persona precisa: gli
piacevano sia il suono sia il significato, benedetto da Dio e
benedizione per gli altri. Ma gli sembrava anche adatto per un
Pontefice. Naturalmenteè molto affezionato al Santo, e sa che gli
altri due sono personaggi di grande levatura. Ma ha scelto di
chiamarsi così anche per motivi estetici ed etimologici». Lei come
lo ricorda da bambino? «Era un ottimo studente. Una volta nostra
madre mi disse che era tra i primi tre del liceo, e solo perché in
ginnastica e disegno non aveva voti eccellenti. Ma nel le materie
scientifiche era sempre il migliore». Che passioni aveva da
piccolo? «Gli piacevano gli orsi di pezza. Nel 1928 a Marktl am
Inn, il nostro paese, si era innamorato di un peluche che stava in
vetrina. Poi lo aveva avuto in regalo a Natale. Era davvero
affezionato a quei pupazzi. L' orso di san Corbiniano usato nel
suo stemma è diventato il simbolo del suo cammino ». Litigavate
mai? «Sempre solo per cose di piccolo conto. In generale eravamo
un cuore e un' anima sola». E il suo piatto preferito quale era?
«Gli piacevano i dolci che faceva la mamma, come i Kaiserschmarren
(la strapazzata dell' imperatore ndr )». Più avanti, da
arcivescovo di Monaco di Baviera,e poia Roma da prefetto del Sant'
Uffizio, lui tornava a trovarla? «Veniva a Ratisbona tre o quattro
volte all' anno. Mangiavamo a casa sua. Per fortuna le suore
mettevano qualcosa in frigo, perché nessuno di noi due è un gran
cuoco. Alla fine lui lavava i piatti e io li asciugavo. Poi
facevamo una passeggiata e parlavamo di Dio, del mondo, dei fatti
della giornata». E da Papa trova Joseph cambiato? «È uguale a
prima. Vuole soltanto essere se stesso, e non desidera portare una
maschera. È gentile e modesto come è sempre stato». Si dispiace
per gli attacchi che riceve anche da parte dei media? «Di per séè
molto sensibile. Ma sa quali sono le motivazioni di questi
attacchi. Per questo non ci bada molto. Va oltre». Come affronta
la giornata suo fratello il Papa? «Dopo la messa alle 7 e la
colazione alle8 si prepara agli appuntamenti del giorno. Il
martedì organizza l' udienza generale del mercoledì. Per esempio
impara la pronuncia delle parole nelle lingue straniere in cui
saluta. Ascolta una cassetta per sentire i suoni corretti e si
esercita. Dopo pranzo si rilassa, ma invece di dormire scrive
lettere e biglietti e legge tutto quello che può. Nel pomeriggio
fa una passeggiata recitando il rosario assieme al suo segretario
personale, monsignor Georg Gaenswein». E la sera? «Cena alle 19,30
e alle 20 guarda i notiziari. Poi quattro passi in giardino. Mio
fratello guarda raramente la tv, al massimo un film che parla del
Vaticano». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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