Versione francese su Le Figaro

Il viso truce, la barba non fatta, le dita in alto a corna – nel gesto ormai celebre che identifica il muso e le orecchie del lupo – gli ultranazionalisti turchi sono tornati a imperversare in Europa.

Non se ne erano mai andati, in realtà. Ma i recenti disordini a Vienna, in scontri durati più giorni con curdi e antifascisti, capaci di sconvolgere la placida e ricca tranquillità austriaca, hanno fatto riemergere i gruppi di estremisti di destra, ferocemente antieuropei, cinicamente anticristiani, convintamente panturchi, che abitano molte delle città europee che loro avversano, ma che civilmente li accolgono.

A Vienna i tumulti hanno coinvolto le strade del centro. I nazionalisti turchi hanno bloccato almeno tre raduni curdi, lanciando pietre e fuochi d’artificio.

I giorni successivi minacce sono partite all’indirizzo del ministro degli Esteri, Alexander Schallenberg, accusato di avere criticato le autorità turche locali per “versare benzina sul fuoco anziché ridurre l’escalation”.

Inevitabile la convocazione da parte del governo austriaco dell’ambasciatore turco, con Ankara che ripeteva la stessa misura con il rappresentante diplomatico di Vienna.

La vicenda ha così sollevato il caso della presenza imbarazzante nel territorio europeo di tanti ultranazionalisti turchi. In allarme sono ora i governi di Svizzera, Belgio, Germania, Francia, dove la forza politica e di strada dei vecchi Lupi grigi è consistente.

Per il 15 luglio, anniversario del golpe fallito contro il governo turco – oggi appoggiato dai nazionalisti – i Lupi grigi hanno organizzato a Lucerna un corteo. E una contromanifestazione è stata indetta dai curdi. La polizia è in allerta.

Il caso non è altro che uno specchio della composita realtà politica e sociale turca, trasferita all’estero.

I numeri dei curdi che vivono in Europa risultano alti – perché in massima parte provenienti dalle zone di guerra del Sud est dell’Anatolia e per le migliaia di persone in fuga o in esilio – gli elettori del partito conservatore di origine religiosa fondato dal presidente Recep Tayyip Erdogan sono tantissimi.

Ad esempio in Germania i turchi sono oggi più di 3 milioni, con un mezzo milione composto da curdi. In Svizzera, Ticino compreso, i curdi sono una presenza tutt’altro che indifferente.

Ma gli ultra nazionalisti compongono anch’essi una buona fetta di quella realtà, riuniti nell’Unione democratica turca, ospitata spesso ad Ankara e molto probabilmente là foraggiata.

Tanti di loro sono i seguaci di Abdullah Catli, grande capo della criminalità turca morto in un misterioso incidente stradale, leader di un gruppo politico di estrema destra, testimone cardine dell’attentato al Papa di cui i Lupi grigi sono stati quanto meno gli esecutori.

Oggi quel che si è visto a Vienna o a Lucerna, rischia di ripresentarsi ad Amsterdam, a Bruxelles o a Stoccolma.

In Turchia i Lupi grigi forti lo sono sempre stati. La loro tana è Malatya, “la città delle albicocche”, che sono grosse e succose come in Europa non si immagina nemmeno.

Ma è anche il centro di diffusione di un nazionalismo trascinante. Mehmet Ali Agca, l’attentatore di Papa Wojtyla, nacque e si formò lì, iscrivendosi nelle file dei “Giovani idealisti”, come si chiamava il movimento giovanile che costituiva una costola portante della compagine, ideologicamente eversiva.

Parliamo di un periodo a cavallo fra gli anni Ottanta, quando il mondo – Italia compresa  – era stretto nella logica fra Est e Ovest, con gruppi radicali di tendenze opposte fra loro. E la Turchia, nel 1980, era appena uscita dal suo terzo colpo di Stato militare.
  
Gli ultranazionalisti turchi volevano allora affermarsi come movimento a livello internazionale.

Fu lo stesso giovanissimo Agca, appena 20enne, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Kartal Maltepe, sponda asiatica di Istanbul a concepire il piano trasformandosi in ideologo.

Riunito con altri capi dell’estrema destra, tutti in carcere per reati vari, pensò di concentrare l’attenzione del mondo sui Lupi grigi con un’azione eclatante: occorreva eliminare un personaggio internazionale di grande riconoscibilità.

Molti gli obiettivi considerati: il premier britannico Margaret Thatcher, la presidente del Parlamento europeo Simone Weil, il segretario delle Nazioni Unite Kurt Waldheim, il leader del Pcus Leonid Breznev. Tutti infine scartati.

L’obiettivo migliore era il Pontefice polacco, leader globale più di altri. Ecco così che Agca, uscito sorprendentemente di prigione, con l’aiuto dei militari, tre giorni prima della visita di Giovanni Paolo II in Turchia nel novembre del 1979, mandò una lettera al quotidiano Milliyet minacciando di “uccidere il capo dei cristiani”.

Non riuscì nel suo intento, in quei giorni, ma ci provò 18 mesi dopo con una preparazione accurata che lo condusse a girare in molti Paesi: e lo fece a Piazza San Pietro, ferendo gravemente il Papa, salvo solo perché la prima delle due pallottole che lo colpirono non raggiunse la vena iliaca per un millimetro e mezzo.

   La storia dei Lupi grigi è una lunga scia di sangue. Tra gli omicidi più efferati, proprio quello del direttore di Milliyet, Abdi Ipekci, per cui Agca venne condannato.

Ma alla fine del Novecento i dirigenti del gruppo compresero infine che la lotta armata non avrebbe portato a un risultato concreto, e trasformarono la compagine in una formazione politica vera e propria.

Fu un’intuizione felice. Nacque il Movimento di azione nazionalista (Mhp). La base elettorale, forte in Anatolia, li premiò. E i vecchi Lupi andarono al governo, ottenendo vice premier e ministeri. Lasciarono le pistole per giacche e doppiopetto.

Ma la mentalità, soprattutto delle retrovie, era rimasta per molti aspetti quella impulsiva e violenta delle radici, cara al fondatore Alparslan Turkes.
 
Nel tempo, i suoi dirigenti si sono comunque adeguati a una destra di stampo populista, tuttora molto apprezzata in Turchia. Oggi con il leader del Movimento, Devlet Bahceli, alla guida della compagine da almeno vent’anni, l’Mhp è da diversi anni il terzo partito in Parlamento.

Ma, soprattutto, appoggia il governo e il partito di Erdogan, con il quale ha costruito un’intesa, costituendo un serbatoio politico comune in grado di presentarsi unito alle elezioni.

Però le mire espansioniste dei vecchi Lupi grigi non si fermano alla sola patria. Ecco perché la loro voce, e le celebri dita a corna, adesso fanno paura in Europa.

(15 luglio 2020)